Il confronto tra Vietnam e Unione europea è interessante perché mette accanto due modi molto diversi di affrontare lo stesso fenomeno. In Vietnam il gioco d’azzardo online continua a essere trattato soprattutto come un problema di ordine pubblico, controllo dei flussi finanziari e sicurezza digitale. Nell’Unione europea, invece, non esiste un unico modello: Bruxelles riconosce che il settore resta regolato in larga misura dai singoli Stati membri, purché i sistemi nazionali rispettino il diritto dell’Unione. Il risultato è un mosaico di regole in cui convivono mercati aperti, monopoli parziali, sistemi misti e ondate di restrizioni mirate alla tutela del giocatore.
Quello che sta cambiando, però, è il punto di equilibrio. Sia in Asia sia in Europa, la domanda non è più soltanto se consentire o vietare il gioco online, ma come governare un mercato che attraversa confini, piattaforme, sistemi di pagamento e nuove tecnologie.
Le autorità stanno spostando l’attenzione su tre nodi: la capacità di incanalare l’offerta verso operatori autorizzati, la protezione dei consumatori vulnerabili e il contrasto al riciclaggio. È in questo spazio che Vietnam e UE iniziano, pur partendo da posizioni opposte, a mostrare alcune convergenze pratiche.
Vietnam: apertura limitata, controllo forte
Il Vietnam non ha scelto una liberalizzazione generalizzata dell’online gambling. La linea di fondo resta restrittiva: il gioco d’azzardo è ammesso solo in segmenti circoscritti e fortemente controllati, mentre gran parte dell’offerta online non autorizzata continua a essere perseguita come attività illegale. Nel tempo il governo ha creato alcune finestre regolamentate, come il quadro per le scommesse su corse ippiche, corse di levrieri e, in via pilota, sul calcio internazionale, nonché il regime dei casinò con accesso storicamente orientato agli stranieri.
Negli ultimi anni, però, Hanoi ha dato segnali di adattamento pragmatico. Una mossa importante è arrivata con la risoluzione del novembre 2025 che consente a cittadini vietnamiti qualificati di giocare in tre casinò specifici, ampliando così il perimetro del precedente schema sperimentale. La scelta non equivale a una liberalizzazione piena: al contrario, conferma che il governo preferisce test limitati, controllabili e territorialmente definiti, invece di un’apertura ampia al gioco remoto. Anche il decreto 145/2024, richiamato dalla stampa vietnamita, mantiene la logica del pilot e prevede che, finito il periodo di prova, l’accesso dei cittadini debba fermarsi in assenza di una nuova decisione governativa.
Questo approccio dice molto sulla filosofia regolatoria vietnamita. L’obiettivo non è creare un grande mercato concorrenziale online, ma conservare il controllo politico, fiscale e investigativo su ogni apertura. Per questo motivo il discorso pubblico vietnamita sul gambling è spesso legato non alla crescita del settore, bensì alla lotta contro reti transnazionali, siti clandestini, piattaforme che usano criptovalute o canali di pagamento difficili da tracciare. Quando lo Stato interviene, tende a farlo con strumenti da autorità di sicurezza più che da regolatore di mercato.
La cronaca recente lo conferma. Nel 2024 e nel 2025 le autorità hanno dato risalto a casi di reti di gioco illegale transfrontaliere, anche con base operativa fuori dal Paese, e a procedimenti che hanno coinvolto flussi enormi di denaro o asset digitali. Un caso riportato da fonti ufficiali e di stampa statale riguarda una rete smantellata tra Laos e Vietnam con scommesse online per circa 1,3 trilioni di dong. Un altro caso ha riguardato un circuito di gambling in criptovalute del valore di miliardi di dollari. Questi episodi rafforzano la percezione governativa secondo cui il gioco online non regolato è inseparabile dai rischi di riciclaggio, elusione valutaria e criminalità organizzata.
Il punto decisivo è che il Vietnam non sta passando da divieto a mercato aperto. Sta piuttosto sperimentando una formula a imbuto: concede poche aperture ufficiali, ma allo stesso tempo intensifica enforcement, controlli sui pagamenti e cooperazione di polizia. Questo crea un ambiente in cui gli operatori leciti hanno margini ristretti, mentre il mercato illegale resta ampio e dinamico. Dal punto di vista del consumatore, la conseguenza è un paradosso: la domanda esiste, ma l’offerta autorizzata è ancora troppo limitata per assorbirla del tutto.
Unione europea: un mercato unico senza regola unica
Nell’Unione europea il quadro è quasi l’opposto. La Commissione europea ricorda esplicitamente che il gioco online è caratterizzato da sistemi nazionali diversi e che la Corte di giustizia ha più volte valutato la compatibilità di tali modelli con il diritto UE. In pratica, non esiste una licenza unica europea per l’online gambling. Ogni Paese decide come autorizzare, tassare, limitare e controllare il settore, ma deve farlo rispettando i principi dell’Unione, in particolare proporzionalità, non discriminazione e coerenza degli obiettivi dichiarati.
Questo significa che parlare di “politica europea” dell’online gambling richiede una precisazione. Bruxelles non uniforma il settore come fa in altri mercati digitali, ma influenza il quadro attraverso norme trasversali, cooperazione amministrativa, giurisprudenza e nuove regole antiriciclaggio. Gli Stati membri restano i veri architetti della regolazione sostanziale, ma si muovono entro uno spazio comune sempre più segnato da obblighi di trasparenza, identificazione del cliente, tracciabilità dei flussi e tutela del giocatore.
Questa impostazione ha due effetti. Il primo è la varietà. Alcuni Paesi hanno aperto il mercato a operatori privati su licenza, altri mantengono quote di monopolio pubblico, altri ancora stanno riformando un vecchio modello perché non riesce più a reggere la concorrenza dei siti esteri o illegali. Il secondo effetto è la convergenza funzionale: anche dove i modelli differiscono, quasi tutti stanno irrigidendo le regole su pubblicità, affordability, autoesclusione, antiriciclaggio e verifica dell’identità. La liberalizzazione pura, oggi, è raramente il tema dominante; prevale un modello di apertura condizionata e sorvegliata.
Per capire questa trasformazione conviene guardare alcuni esempi nazionali. Sono loro a mostrare in modo concreto come l’Europa stia cambiando: non in una sola direzione, ma con ritmi e strumenti diversi a seconda della storia, del peso del monopolio, della pressione del mercato nero e della sensibilità politica sui danni sociali del gioco.
Esempi concreti: Finlandia, Italia, Paesi Bassi, Germania e Svezia
Il caso finlandese è tra i più emblematici. Il governo ha deciso di superare il monopolio di Veikkaus per le scommesse, i casinò online, le slot online e il bingo monetario online, aprendo questi segmenti alla concorrenza tramite licenze. Il nuovo Gambling Act è stato adottato dal Parlamento nel dicembre 2025 e il governo ha spiegato che la riforma punta sia a ridurre i danni del gioco sia a migliorare il tasso di canalizzazione, cioè la capacità del sistema regolato di attirare i giocatori lontano dall’offerta non autorizzata. È un passaggio importante perché mostra come anche un Paese storicamente legato al monopolio stia riconoscendo i limiti del vecchio schema nel contesto digitale.
L’Italia ha seguito una strada diversa: non una rottura radicale, ma un riordino del gioco a distanza. Il decreto legislativo n. 41 del 25 marzo 2024 ha avviato la riforma del comparto e ADM ha poi pubblicato atti attuativi e procedure di affidamento delle concessioni per il gioco a distanza previste dall’articolo 6. In sostanza, Roma non sta inventando il mercato online da zero, ma sta aggiornando il quadro delle concessioni, dei protocolli tecnici e delle modalità di identificazione digitale dei conti di gioco. È il segno di una politica che vuole combinare continuità fiscale e controllo tecnologico più stretto.
I Paesi Bassi rappresentano un altro esempio rilevante. Con il Remote Gambling Act il gioco online è stato legalizzato attraverso licenze nazionali, ma negli anni successivi l’autorità Ksa ha progressivamente enfatizzato obblighi di protezione del consumatore, prevenzione della dipendenza, regole sui sistemi di gioco e misure antiriciclaggio. Anche comunicazioni recenti della Ksa mostrano un’attenzione sempre più concreta ai diritti del giocatore, alla chiusura degli account e alla restituzione dei fondi. Qui il mercato è aperto, ma l’apertura è accompagnata da una supervisione molto attiva.
La Germania, con il Glücksspielstaatsvertrag 2021, ha costruito un modello fortemente regolato e centralizzato nell’enforcement interstatale. La GGL ricorda che il trattato del 2021 è la base dell’attuale azione di vigilanza sui servizi di gioco online che attraversano più Länder. La Germania è spesso citata per il suo equilibrio difficile: legalizzazione parziale e controllata, ma anche forte attenzione a limiti, protezione del giocatore e contrasto agli operatori illegali che usano una comunicazione ambigua per apparire autorizzati.
Anche la Svezia offre un esempio utile. L’autorità Spelinspektionen ha continuato a sviluppare la “duty of care”, cioè l’obbligo per i titolari di licenza di tenere conto delle esigenze di tutela sociale e sanitaria, intervenendo quando il comportamento del giocatore segnala eccessi o rischi. Nello stesso tempo, la documentazione del 2025 dedica largo spazio al contrasto del riciclaggio e alle linee guida operative per gli operatori online. La tendenza è chiara: meno enfasi sul semplice diritto di offrire gioco, più enfasi sul dovere di monitorarlo e limitarne i danni.
Prima della tabella, vale la pena riassumere le differenze con uno sguardo comparativo. Solo così emerge con chiarezza il contrasto tra un Vietnam che apre per eccezioni e un’Europa che, pur senza uniformità, sta passando a una regolazione più sofisticata e data-driven.
| Giurisdizione | Direzione del cambiamento | Esempio concreto | Logica prevalente |
|---|---|---|---|
| Vietnam | Aperture limitate e sperimentali, con forte repressione del mercato illegale | Accesso di cittadini qualificati a tre casinò dal 2025; contrasto a reti transnazionali e crypto gambling | Controllo statale, ordine pubblico, sorveglianza finanziaria. |
| Finlandia | Passaggio dal monopolio alla licenza in alcuni segmenti online | Fine del monopolio Veikkaus per betting e casino online, con nuovo sistema di licenze | Canalizzazione della domanda e riduzione del gioco non regolato. |
| Italia | Riordino del gioco a distanza già esistente | D.Lgs. 41/2024 e nuove procedure ADM per concessioni e identificazione digitale | Continuità del mercato, ma con standard tecnici e concessori aggiornati. |
| Paesi Bassi | Mercato aperto con supervisione più incisiva | Applicazione del Remote Gambling Act e interventi Ksa su tutela del giocatore | Apertura regolata, protezione del consumatore e compliance. |
| Germania | Legalizzazione controllata e enforcement coordinato | GlüStV 2021 e vigilanza GGL sui servizi online interregionali | Accesso legale ristretto, contrasto duro all’offerta illegale. |
| Svezia | Rafforzamento degli obblighi di tutela nel mercato licenziato | Guidance 2025 sulla duty of care e documenti AML | Responsabilità dell’operatore e intervento precoce sui rischi. |
La comparazione aiuta a capire che il vero spartiacque non è più soltanto tra Paesi permissivi e Paesi proibizionisti. Conta di più il modo in cui ciascuno Stato cerca di spostare il giocatore verso un ecosistema controllato. In Vietnam ciò avviene con pochi canali autorizzati e molta repressione. In Europa, più spesso, avviene ampliando o mantenendo il mercato legale, ma imponendo costi regolatori, controlli tecnologici e doveri di intervento sempre più stringenti.
Il vero terreno di scontro: tutela del giocatore e antiriciclaggio
Se si osservano le riforme recenti, emerge un dato forte: il cuore della politica dell’online gambling non è più soltanto la concessione della licenza, ma ciò che succede dopo. In Europa questo è evidente nel peso crescente delle norme antiriciclaggio. Il Consiglio dell’UE ha adottato nel 2024 un nuovo pacchetto AML/CFT e il regolamento 2024/1624 armonizza in modo molto più incisivo le regole applicabili ai soggetti obbligati, dentro un quadro che sarà operativo progressivamente dal 2027. Per il gambling significa controlli più omogenei su customer due diligence, titolarità effettiva, segnalazioni e tracciabilità.
Questa evoluzione non tocca solo i grandi operatori. Cambia anche l’architettura competitiva del settore. Più gli obblighi AML e di gioco responsabile diventano sofisticati, più aumenta la distanza tra operatori autorizzati e circuiti illegali. Per i governi europei è un vantaggio, perché rafforza la credibilità del sistema. Per gli operatori più piccoli, invece, significa costi tecnologici e organizzativi maggiori. Da qui nasce una tendenza alla concentrazione, o quantomeno alla selezione di soggetti con capacità di compliance più robusta.
Nel Vietnam il discorso antiriciclaggio si intreccia con quello securitario in modo ancora più netto. Le inchieste su reti online transnazionali e circuiti crypto hanno rafforzato l’idea che il gioco illegale sia una porta d’accesso a reati più ampi. Per questo è probabile che anche eventuali future aperture sul betting online restino accompagnate da barriere severe su pagamenti, identità digitale, localizzazione dei servizi e cooperazione con le forze di polizia. Non è un caso che le notizie ufficiali insistano soprattutto sugli smantellamenti di reti e sul lavoro del Ministero della Pubblica Sicurezza.
Dal lato della tutela del consumatore, l’Europa sta affinando strumenti sempre più operativi.
• Verifica dell’identità e dei fondi del giocatore.
• Sistemi di autoesclusione o limitazione del comportamento di gioco.
• Obblighi di intervento quando emergono segnali di gioco eccessivo.
• Regole tecniche che rendono più tracciabile l’operatore autorizzato.
Questa lista mostra una differenza culturale importante. Nel modello europeo il giocatore è visto come soggetto da proteggere all’interno del mercato legale. Nel modello vietnamita, più spesso, il giocatore compare dentro un discorso di liceità o illegalità dell’ecosistema in cui si muove. Non è una distinzione assoluta, ma aiuta a leggere la divergenza politica tra le due aree.
Dove va il settore nei prossimi anni
La direzione più plausibile per il Vietnam è una crescita graduale dei programmi pilota, non una liberalizzazione improvvisa. Se il governo riterrà che alcune forme controllate di gioco possano drenare domanda dal mercato nero, potrebbe ampliare segmenti specifici, sempre con forte selettività sugli operatori e severe condizioni di accesso. Ma il segnale più forte, almeno per ora, resta l’enforcement. Finché il gioco online illegale continuerà a essere percepito come veicolo di frodi e flussi finanziari opachi, la prudenza normativa resterà dominante.
Nell’Unione europea, invece, il movimento più interessante sarà probabilmente la combinazione tra apertura regolata e crescente standardizzazione dei controlli collaterali. Non nascerà una “legge europea del gambling” unica nel senso classico, ma gli Stati membri saranno sempre più influenzati da norme comuni su AML, dati, identificazione e cooperazione amministrativa. In parallelo, Paesi storicamente monopolistici, come la Finlandia, mostrano che la pressione del mercato digitale può spingere verso sistemi di licenza più flessibili, purché accompagnati da vincoli molto forti sul gioco responsabile.
Per operatori, investitori e osservatori del settore, la lezione è chiara. Il futuro dell’online gambling non dipenderà solo da quante licenze uno Stato è disposto a rilasciare, ma dalla qualità dell’infrastruttura di controllo che mette intorno al mercato. Dove questa infrastruttura manca, il divieto tende a perdere efficacia. Dove diventa troppo onerosa o troppo rigida, il rischio è spingere di nuovo il consumatore verso l’offerta illegale. Il nodo politico vero, in Vietnam come in Europa, è trovare un equilibrio credibile tra accesso, tutela e applicazione delle regole.
Conclusione
Vietnam e Unione europea stanno cambiando politica sull’online gambling, ma lo fanno partendo da idee diverse di Stato e di mercato. Il Vietnam resta ancorato a una logica di apertura minima e controllo massimo, con sperimentazioni limitate e una forte centralità della sicurezza pubblica. L’UE, invece, continua a tollerare una pluralità di modelli nazionali, mentre rafforza gli strumenti che rendono il settore più tracciabile, più responsabile e meno permeabile al riciclaggio.
Le somiglianze, però, stanno crescendo. Entrambi gli spazi regolatori hanno capito che il problema non si risolve più con la sola opposizione tra lecito e illecito. Serve capire dove va il giocatore, come circola il denaro, quali piattaforme riescono a imporsi e quali strumenti hanno davvero le autorità per intervenire. È in questa capacità di governare il digitale, più che nella vecchia distinzione tra apertura e divieto, che si giocherà il prossimo capitolo della politica del gambling online.

